Martina Oppelli, prima di andare in Svizzera e accedere al suicidio assistito, ha depositato, tramite la sua procuratrice speciale Filomena Gallo, avvocata e segretaria nazionale dell'associazione Luca Coscioni, una denuncia-querela nei confronti dell'Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina, dalla quale aveva ricevuto tre dinieghi all'accesso al suicidio medicalmente assistito.

Lo ha annunciato oggi, durante una conferenza stampa a Trieste, Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Coscioni.

Oppelli ha contestato due reati principali all'azienda sanitaria: rifiuto di atti d'ufficio e tortura.

Fine vita, Martina Oppelli e' morta in Svizzera: l'ultimo messaggio

La donna triestina di 50 anni, da oltre 20 malata di sclerosi multipla, ha accusato l'Asugi e i medici della commissione di aver rifiutato di svolgere atti dovuti per legge. L'azienda sanitaria - ha spiegato l'associazione Coscioni - aveva in passato negato a Oppelli la rivalutazione delle sue condizioni di salute, sostenendo che un nuovo esame sarebbe stato un costo inutile per la pubblica amministrazione. Oppelli aveva presentato un ricorso d'urgenza nel 2024 presso il tribunale di Trieste che aveva ordinato all'azienda sanitaria nuove verifiche.