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Ultimo aggiornamento: 8:03

di Sara Gandini e Paolo Bartolini

La pandemia/sindemia è finita il giorno in cui è iniziata la guerra in Ucraina. E quest’ultima ha perso di interesse quando è iniziata quella a Gaza. Il capitalismo delle emergenze agisce nel mezzo del caos che i suoi stessi agenti provocano e chi governa può prendere misure altrimenti inaccettabili grazie alla propaganda delle emergenze. Come sarebbe, del resto, giustificabile la politica di riarmo europeo dopo una pandemia che ha mostrato la drammatica crisi del sistema sanitario pubblico? E così ora i tagli al welfare non fanno scandalo, nonostante solo pochi mesi fa si accettassero la sorveglianza autoritaria dei coprifuoco, i dispositivi insensati e discriminanti (come il green pass e l’obbligo vaccinale) e l’infinita didattica a distanza mentre si tenevano chiusi in casa bambini e adolescenti. Tutto in nome della “sicurezza” sanitaria mentre si finanziano guerre. Come si fa a non vedere l’assurdità di queste narrazioni?

Eppure una continuità c’è. Se ci pensiamo, cosa hanno in comune la pandemia/sindemia iniziata nel 2020, il conflitto in Ucraina tra Nato e Russia, e la brutale strategia di espulsione forzata e soffocamento civile che Israele sta attuando ai danni dei palestinesi? Ogni emergenza viene gestita con la stessa modalità, ridicolizzando le voci dissonanti e svilendo ogni critica dotata di senso.