Da Milano a Roma fino a Napoli, c'è una psicosi legata a fantomatici furti avvenuti attraverso l'impiego di Pos portatili. In parte dovuta al riemergere sui social di (vecchi) video virali, falsamente proposti come girati in Italia ma provenienti da paesi ben diversi (e con il sospetto che siano filmati realizzati ad arte, con attori e attrici nella parti dei sedicenti borseggiatori 2.0). In parte però perché è di pochi giorni fa l'arresto a Sorrento di una donna di 36 anni: fermata dalle forze dell'ordine per furto di una banconota da 100 euro, le è stato trovato un Pos portatile nella borsa. Tra i reati contestati, spicca un furto ai danni di una turista a Roma, in cui venne sottratto un importo di circa 9.000 euro con un pagamento su un dispositivo come quello sequestrato. In questo caso si tratterebbe di una vera e propria truffa, anche piuttosto grossa visto l'importo.
Ma il caso ha rilanciato una questione che anni fa era già stata archiviata come una sostanziale bufala: è possibile rubare soldi dalle carte (di credito o debito) o dagli smartphone, avvicinando un Pos portatile alle tasche dei passanti e sfruttando la capacità dei pagamenti «contactless», senza Pin?









