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Martedì due squadre di calcio venute dalla Libia, l’al Ittihad di Tripoli e l’as Swehly di Misurata, hanno giocato all’Arena Civica di Milano una partita della fase finale del campionato libico. È finita 3-2 per l’al Ittihad a dispetto dell’assenza in campo del suo calciatore migliore, l’egiziano Mahmoud Abdel Moneim soprannominato Kahraba, che in arabo vuol dire elettricità, per l’energia che imprime al gioco.

La fase finale del campionato si sta giocando a porte chiuse in Italia. Le partite sono trasmesse in diretta in Libia e martedì le pubblicità sui tabelloni digitali a bordo campo erano in arabo.

La partita all’Arena Civica di Milano (Gabriele Micalizzi, CESURA, per il Post)

È una situazione a prima vista assurda e poco spiegabile, anche perché alla fase finale partecipano le squadre di tutta la Libia, nonostante il paese sia da anni diviso in due, coi due governi che si fanno periodicamente la guerra. L’Italia riconosce come legittimo soltanto il governo di Tripoli, che controlla la metà occidentale del paese, ma ha rapporti informali anche con il governo del generale Khalifa Haftar, che controlla la parte orientale, come dimostra anche il programma di addestramento dei soldati di Haftar nelle basi militari italiane di Toscana e Sardegna, raccontato dal Post. Per questo la scelta dell’Italia di ospitare il campionato libico è da intendersi come un’operazione diplomatica per guadagnare influenza con entrambi i governi.