Milioni e milioni di recensioni vengono scritte ogni su Amazon, su Google Maps, su Tripadvisor o su uno dei tanti social network. Un oceano di dati destrutturati che per noi utenti rappresenta un utile metodo per orientarsi (sapendo interpretare con buonsenso quel che si legge, senza affidarsi bovinamente ai soli giudizi sintetici con le stelline). Per le aziende invece quel fiume di parole sono allo stesso tempo una miniera d'oro e una sfida difficilissima da affrontare. Andare oltre un generico «mi piace» o un punteggio astratto non è semplice. In aiuto però oggi può arrivare l'intelligenza artificiale. Per una volta non parliamo di chatbot generalisti come ChatGPT o Gemini, ma piuttosto di architetture AI da costruire, ottimizzare e addestrare su misura, per scopi precisi. In questo modo, già oggi, è possibile trasformare il rumore di fondo in intelligenza strategica e far emergere spunti altrimenti invisibili. Non è un discorso teorico: lo abbiamo visto all'opera con Verbalitic, un'idea tutta italiana sviluppata dalla «AIgency» milanese disruptiveS, che mostra le le capacità di analisi linguistica oggi possibili attraverso un'AI progettata in modo sartoriale.