Un sistema di controllo, per definirsi efficiente ed efficace, ha bisogno non solo di un’attività effettiva da parte di chi è preposto al suo funzionamento (i cd controllori), ma, preliminarmente, di una cultura aziendale improntata alla trasparenza e alla libera circolazione delle informazioni.
Questo assunto, apparentemente banale, in realtà incontra una serie di difficoltà di carattere applicativo perché, soprattutto nelle aziende e soprattutto in quelle caratterizzate da una vetustà (anche, ma non solo, anagrafica) dei “capi”, la circolazione delle informazioni è fortemente frenata dalla paura.
Il concetto di “capo” (previsto financo nel nostro codice civile – articolo 2086 -), infatti, continua a dominare la vita aziendale e permarrà come dato di fatto: ma esso, se mal interpretato, può rappresentare un enorme freno al corretto dispiegarsi dei tanti principi, anche a contenuto costituzionale, presenti nel nostro ordinamento giuridico, tesi a garantire le libertà comportamentali di ciascuno in ogni ambito in cui si viva e operi.
Ecco perché è necessario selezionare “capi” illuminati e non vittime di retaggi (sub)culturali che risalgono al paleolitico della leadership.
Il risultato del clima della paura è rinvenibile nella considerazione che nessuno osa farsi avanti annientando, di fatto, il diritto alla libertà d’opinione ed espressione che viene conculcato se non addirittura soppresso, in ciò, tra l’altro, contraddicendo il pensiero, illuminante, di George Orwell secondo il quale la libertà è «il diritto di dire alle persone ciò che non vogliono sentirsi dire».







