Alla vigilia della scadenza per la presentazione degli emendamenti al cosiddetto “ddl caccia”, il disegno di legge che sta per arrivare nell’Aula del Senato e che punta a modificare la legislazione in materia venatoria, il deputato Francesco Bruzzone della Lega getta sul tavolo un nuovo tema: il “contenimento”, ovvero l’abbattimento, delle specie non originarie del nostro territorio. L’esponente del Carroccio, in una recente intervista, ha dichiarato di ritenere dannosi per l’agricoltura piccioni, parrocchetti, ibis sacri nonché le nutrie, queste ultime spesso accusate di causare dissesti idrogeologici.

Un emendamento, quello annunciato da Bruzzone, che, senza entrare nel merito del contenuto, pone un interrogativo su tutti: come potranno essere “contenuti” piccioni e parrocchetti, che abitano città e campagne vivendo con noi da lungo tempo. Si apriranno battute nei centri urbani, per esempio? Come?

“Anche la normativa europea dice che vi sono specie così bene ambientate da anni che, pur essendo alloctone, non sono eradicabili”, spiega a Annamaria Procacci, responsabile fauna selvatica dell’Enpa ed ex parlamentare dei Verdi, raggiunta da La Zampa. “Una caccia al piccione o al parrocchetto nei centri urbani causerebbe enormi problemi di sicurezza pubblica. Ricordo inoltre che siamo già in procedura d’infrazione europea per il piano straordinario per il controllo della fauna, passato con la legge di bilancio a fine 2002, che prevede gli spari anche nelle aree protette e nelle aree urbane, anche di notte”.