Leo Gassmann non fa parte di quella schiera di artisti riluttanti che si rifiutano di sfogliare l'album di famiglia e, per evitare domande sulla propria genealogia, finiscono con il fare mestieri improbabili, lontani anni luce da quelli dei genitori. Il ventiseienne attore e cantante romano, figlio di Alessandro Gassmann e nipote del grande Vittorio, è consapevole di ereditare un cognome importante e non ne fa mistero. La nostra conversazione comincia con la storia dei bisnonni, per approdare al rapporto con sua madre, Sabrina Knaflitz, con la quale si presenta in scena per il suo debutto a teatro. Dopo l'anteprima al Festival di Borgio Verezzi, Ubi Maior arriva domani sera a Roma: nell'Arena di Tor Bella Monaca (ore 21). Testo di Franco Bertini, regia di Enrico Maria Lamanna, recitano anche Barbara Begala e Matteo Taranto.

Tanto per cominciare, Gassmann con due enne, giusto? Come è successo che a un certo punto è caduta una delle due?

«Si, sì, con due enne. La mamma di Vittorio, cioè la mia bisnonna, decise di togliere una delle due enne a causa delle leggi razziali. Mio padre Alessandro ha voluto reintrodurla perché va molto fiero delle sue origini ebraiche».

Quando morì suo nonno (29 giugno 2000), lei aveva solo due anni. Cosa ha significato avere un mito in famiglia?