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Una parte dei media e dell’opinione pubblica israeliana sta cominciando a criticare la guerra nella Striscia di Gaza, a definirla un atto immorale e a sostenere che i crimini commessi dall’esercito israeliano sulla popolazione palestinese siano inaccettabili. È un grosso cambiamento: da quando la guerra è cominciata quasi due anni fa il governo e l’esercito israeliani hanno subìto molte critiche da parte dell’opinione pubblica, ma quasi tutte su altro. Molte persone criticavano il primo ministro Benjamin Netanyahu perché non si concentrava abbastanza sulla liberazione degli ostaggi, per esempio, ma quasi nessuno metteva in dubbio che la guerra di Israele fosse una guerra giusta. Ora questa convinzione si sta gradualmente indebolendo.
Negli ultimi mesi i media israeliani hanno parzialmente cambiato il modo in cui mostrano quello che succede nella Striscia di Gaza. Per più di un anno e mezzo le persone israeliane hanno avuto una visione molto diversa della guerra rispetto al resto del mondo: i media generalisti – con poche eccezioni – hanno mostrato la Striscia di Gaza soltanto dal punto di vista dell’esercito, raccontando le operazioni militari contro i «terroristi» e ignorando quasi completamente gli orrori contro la popolazione civile, le devastazioni e i massacri.







