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Due delle più note organizzazioni umanitarie israeliane, B’Tselem e Physicians for Human Rights, hanno concluso che Israele stia compiendo un genocidio nella Striscia di Gaza. È la prima volta che organizzazioni israeliane accusano il proprio paese di genocidio, ed è un segnale di come i massacri compiuti nella Striscia stiano lentamente cambiando l’opinione della guerra anche all’interno di Israele.

Il report pubblicato da B’Tselem si intitola Il nostro genocidio ed è basato su mesi di ricerche e interviste. Sostiene che Israele stia compiendo un genocidio tramite l’uccisione indiscriminata di decine di migliaia di palestinesi, la distruzione sistematica di enormi aree urbane, l’evacuazione forzata di quasi tutta la popolazione civile e la restrizione di cibo, acqua e generi di prima necessità, che ha provocato numerose morti per fame. «Non avremmo mai immaginato di dover scrivere il report che abbiamo pubblicato oggi», ha detto in conferenza stampa Yuli Novak, la direttrice del gruppo. «Ma negli ultimi mesi abbiamo assistito a una realtà che non ci ha lasciato altra scelta se non di riconoscere la verità».

Secondo la Convenzione sul genocidio, un trattato internazionale approvato dall’Assemblea generale dell’ONU nel 1948, costituiscono genocidio azioni compiute «con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale». Un genocidio non è soltanto la distruzione fisica totale di un gruppo, ma può essere anche parziale, e può comportare anche lesioni «mentali» e l’imposizione di condizioni di vita insopportabili, tra le altre cose.