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Furia di Mosca dal 2024 per il paragone con Hitler e la "narrativa nucleare"

Sergio Mattarella, l'uomo nel mirino dei russi. Non è la prima volta che il nostro presidente della Repubblica viene attaccato. Frontalmente. La sua colpa? Non essere indifferente di fronte agli orrori della guerra. Alle bombe che, ancora oggi, cadono nel cuore dell'Europa uccidendo. Le denunce pubbliche del presidente hanno fatto storcere il naso più di una volta al Cremlino che, attraverso i suoi mandanti, ha criticato pesantemente le parole di Mattarella.

Il primo attacco risale a maggio 2024. L'inquilino del Quirinale, in occasione dell'ottantesimo anniversario della battaglia di Montecassino, aveva detto che "la tragedia inumana del popolo ucraino riconduce alla memoria le devastazioni che colpirono i Paesi europei e ci richiamano a un rinnovato impegno nella difesa della pace, della libertà, dello stato di diritto contro le dittature". Parole di buonsenso, giudicate come un attacco ideologico e usate come prova di ostilità.