La prima metà dell’anno è stata un periodo di intensi negoziati nel mondo del lavoro. Una frenesia che ha permesso di recepire dieci contratti nell’arco di sei mesi e che ha portato a un aumento delle retribuzioni medie orarie del 3,5 per cento.

La mappa dei rinnovi ne segna cinque nel settore industriale, due nei servizi e tre nella pubblica amministrazione, relativi al triennio 2022-2024, ma che fanno da preludio ai tavoli per il 2025-2027. Lunedì al conto si è aggiunta anche l’intesa sull’ipotesi di contratto per i dirigenti delle funzioni centrali, per la quale è tornata alla firma anche la Uil. Nel documento, tra le varie novità, si fa riferimento anche a un rapido avvio della nuova stagione contrattuale, così da allineare gli anni cui il contratto fa riferimento all’entrata in vigore.

L'ELENCO. L’elenco è composito: ci sono stati gli accordi di rinnovo per le forze dell’ordine, i militari e la difesa; quello della chimica e quello del cemento. La lista comprende poi i lavoratori di Stellantis, i servizi a terra negli aeroporti, i dipendenti del comparto gas e acqua e quelli dell’estrazione di minerali, energetici e petroliferi, le miniere insomma.

I DATI. A scattare la fotografia della galassia di accordi e contratti collettivi nazionali è l’Istat, nella sua rilevazione periodica. A fine giugno i 44 contratti collettivi nazionali in vigore, per la parte economica, riguardavano circa 7,4 milioni di lavoratori, pari al 56,3 per cento dei dipendenti. Sono invece 5,7 milioni i dipendenti in attesa di rinnovo. In totale, i contratti in stand-by sono 31. Ma, pur restando lunghi, si accorciano i tempi per trovare le intese. Un anno fa l’attesa era di quasi due anni e tre mesi (27,3 mesi per l’esattezza). Adesso è di poco più di due anni. Alcuni riguardano categorie di peso, come i metalmeccanici, per i quali le trattative ripartiranno a settembre, con tre giornate per discutere i punti della piattaforma su cui lavorare.