ALLEGHE (BELLUNO) - A 2.135 metri, all'ombra del Civetta. Fin dal 1968. tutte le estati era lassù, con la famiglia, pronto ad accogliere alpinisti per la notte, a dispensare consigli e sorrisi ad escursionisti che giungevano al rifugio Coldai, a coronamento di una giornata in montagna. Renato De Zordo se n'è andato improvvisamente, all'età di 91 anni, nella notte fra martedì e mercoledì, lasciando un vuoto profondo in tutta la comunità agordina. Cinquantasette anni fa l'allora giovane De Zordo salì al Coldai con la moglie Enza Dalla Putta per intraprendere un'avventura audace in un posto non facile.
Costruito nell'estate del 1905 per iniziativa della sezione Cai di Venezia nel 1931, il rifugio venne ampliato e intitolato alla memoria dell'alpinista Adolfo Sonino. La vita lassù non è mai stata facile: difficoltà di approvvigionamento, gestione dell’acqua, le piccole e grandi manutenzioni, i black out dovuti ai temporali… Sfide e fatiche all'ordine del giorno, ma De Zordo sempre con a fianco l'amata consorte, ha sempre saputo affrontarli custodendo, con passione ed impegno, un luogo per molti versi magico.
Montagna che per la famiglia De Zordo è sempre stata lavoro, passione, ma anche grande dolore. Nel gennaio 1990 infatti, l'allora venticinquenne figlia Eliana, perse la vita in Patagonia sul Cerro Egger, travolta in parete da una valanga assieme al suo compagno Paolo. Nonostante questo, "Renè" ha continuato la gestione dello storico rifugio, portandolo avanti anche con il figlio Luca, gestore con l'aiuto dei figli anche della Grande Baita Civetta, del rifugio Col dei Baldi nonchè proprietario dell'hotel Barance a Masarè di Alleghe. Il ricordo commovente dello staff del rifugio Coldai sui social: "Ci hai fatto l’ ultimo dei tuoi scherzetti lasciandoci in piena stagione, perché le cose facili a te non piacevano.. e così ci hai messi a dura prova! Ma ti promettiamo che tutto continuerà come avresti voluto tu, come avresti fatto tu! Il tuo Coldai rimarrà tale e quale. Ci hai insegnato tutto per bene, con le tue “brontolate” affettuose, perché tu eri così. Brontolavi e facevi il duro, ma bastava guardarti negli occhi per capire che era il tuo modo di dirci “ti voglio bene”. Sei stato un grande uomo. Grazie Renè ".







