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4 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 13:32
Erano tutti e tre insieme, quando lui ha deciso di fermarsi a causa di un malore. Lo stesso che, paradossalmente, l’ha salvato. Valter Perlino è l’alpinista capospedizione del gruppo che in questi giorni avrebbe dovuto scalare il Panbari (6887 metri), una vetta poco nota dell’area occidentale del Nepal insieme ad Alessandro Caputo e Stefano Farronato. Di loro non si avevano più notizie da venerdì 31 ottobre, da quando cioè una forte nevicata li aveva isolati a oltre 5mila metri al Campo 1. Ed è lì che sono stati ritrovati senza vita dopo due giorni di ricerche, sorpresi da una valanga, a 5mila metri di quota.
“Abbiamo terminato le ricerche da poco, con il ritrovamento e recupero dei corpi di Farronato e Caputo. Li abbiamo trovati. Dormivano, in tenda e sono stati sepolti sotto 2 metri e mezzo di neve compatta. È accaduto nella notte tra giovedì e venerdì. Mentre dormivano, assurdo”, racconta Perlino al Corriere della Sera. L’alpinista di Pinerolo (Torino) spiega poi che si trovava insieme ai due compagni che hanno perso la vita “al Campo 2 a 5800 metri e stavamo salendo al Campo 3 a 6300 metri”. A quel punto ha avuto un malore, probabilmente una “trombosi venosa al piede sinistro”. Per questo, aggiunge, “abbiamo deciso di scendere tutti con l’accordo di arrivare al campo base a 4800 metri. Ma qui è tutto coperto di neve. Non siamo degli sprovveduti. La neve ci ha sorpreso due giorni prima di quando era prevista”. Il primo a partire era stato proprio Perlino, mentre i due compagni di spedizione avevano deciso di fermarsi ancora per smontare il campo e riscendere in un secondo momento. Loro quindi erano rimasti fermi al Campo 1, “forse per stanchezza”. Poi, la tragedia, dopo l’ultimo contatto con loro la sera del 30 ottobre.











