Una sacca blu, una coperta di lana a quadri scozzesi, un bastoncino rosso. Quello che resta del Campo 1 sul Panbari, a quota 5.242 metri, è affiorato ieri dallo scavo con la pala, restituendo i corpi del veneto Stefano Farronato e del lombardo Alessandro Caputo. «Li abbiamo trovati. Dormivano, in tenda, sotto a due metri e mezzo di neve compatta. Sono sceso ora dall’elicottero, le salme sono davanti a me», ha scritto alle 8.29 del mattino a Montagna.Tv il piemontese Valter Perlino, l’alpinista sopravvissuto alla tragedia del Nepal, avvenuta con ogni probabilità nella notte tra giovedì e venerdì. Ma la strage non è finita lì per l’Italia: fra i 7 morti o dispersi sotto la valanga scesa lunedì sullo Yalung Ri, ci sono l’altoatesino Markus Kirchler e gli abruzzesi Paolo Cocco e Marco Di Marcello, la cui famiglia confidava ancora in un miracolo, dato che il dispositivo radiosatellitare continuava a segnalare movimenti, finché in serata è arrivata la tragica conferma.

Per il 51enne Farronato e il 28enne Caputo, invece, l’ultimo lumicino si è spento già all’alba italiana con il comunicato della Farnesina: «Il loro decesso è stato confermato questa mattina dalle autorità locali». Ha rivelato Giannantonio Stangherlin, sindaco di Cassola, il paese in cui aveva famiglia e azienda l’istruttore forestale Farronato: «Quando stamane ho appreso la notizia verso le 7.30, mi è crollato il mondo addosso, perché la speranza, seppur flebile, c'era ancora». Per il giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino. L’arboricoltore sarà commemorato pure a Bassano del Grappa, dov’era nato, «con una dedica speciale», ha promesso il primo cittadino Nicola Finco.