La Lega non molla la presa su Gualtieri, accusato anzitutto dai consiglieri comunali di Roma Santori e Politi di essere il “mandante” della censura dei manifesti del Carroccio sul decreto sicurezza. Per il partito di Salvini l’iniziativa del Campidoglio è un atto che limita la libertà di espressione di un partito politico, ignorando persino l’articolo 21 della Carta costituzionale. Ad esprimersi duramente è lo stesso leader del partito, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini. «Ritengo allucinante la censura nei confronti di una libera espressione, nel senso che io vado in giro per Roma o per Milano e vedo manifesti che inneggiano al comunismo, a Potere al popolo, falci e martello, idee lontanissime da me, ma mai nella vita di amministratore pubblico mi permetterei di strappare odi cancellare odi vietare odi imbavagliare qualcuno». Salvini, a margine del consiglio di amministrazione Stretto di Messina spa, ha risposto così ai giornalisti a proposito delle affissioni della Lega sul dl Sicurezza, rimosse dal Comune di Roma.
«Che il Comune di Roma, con tutti i problemi che segnalano i romani, strappi dei manifesti che parlano di occupazioni abusive delle case, di borseggiatori in metro... È chiaro che non tutti i borseggiatori in metropolitana sono rom incinte o tutti gli occupanti abusivi delle case sono stranieri, diciamo - ha rimarcato il vicepremier e leader della Lega - che di romani o di valdostani o altri a borseggiare in metro non se ne vedono tanti, e di frusinati o donne e uomini di Latina odi Viterbo che occupano le case nelle periferie romane non se ne vedono tanti...». «È veramente imbarazzante. Ovviamente abbiamo segnalato alla Procura quanto di dovere perché abbiamo pagato regolarmente quei manifesti che i cittadini hanno apprezzato», ha rivendicato il segretario della Lega.













