Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 17:54
Le pendici del Laila Peak, una delle cime della catena montuosa del Karakoram in Pakistan, si sono portate via Laura Dahlmeier. L’ex campionessa tedesca non è riuscita a sopravvivere alla frana che lunedì 28 l’ha travolta, attorno a 5.700 metri di quota, mentre scalava la vetta pakistana. Dahlmeier lascia un vuoto nel panorama degli sport invernali e del biathlon, in cui è stata una delle atlete più vincenti di sempre e il più grande talento del settore femminile degli ultimi 15 anni dopo il ritiro della connazionale Magdalena Neuner.
Nata a Garmisch-Partenkirchen, in Germania, il 22 agosto 1993 nel corso della sua carriera ha lasciato un segno indelebile nel circuito mondiale del biathlon. Nel marzo 2013 a Oslo-Holmenkollen, nella gara di esordio in Coppa del Mondo, aveva subito mostrato le sue doti piazzandosi settima nella sprint. Fin da quel giorno è iniziata una scalata che l’ha portata ai vertici della disciplina. Dopo aver partecipato senza conquistare medaglie ai Giochi Olimpici di Sochi 2014, ai Mondiali di Kontiolahti 2015 ha ottenuto la sua prima medaglia iridata, l’argento nell’inseguimento.
Il suo primo titolo mondiale individuale, a soli 22 anni, coincide con la prima medaglia iridata di Dorothea Wierer. Nell’inseguimento di Oslo Holmenkollen 2016, infatti, Dahlmeier dominò la competizione precedendo l’azzurra. L’anno successivo a Hochfilzen la tedesca sfiorò l’impresa di vincere tutte le gare in programma. Il secondo posto nella sprint alle spalle di Gabriela Soukalova, a soli 4” dalla ceca, le impedì di completare un clamoroso en plein senza precedenti nella storia del biathlon, visto che nei giorni successivi vinse tutte le altre gare: inseguimento, mass start, individuale, staffetta femminile e staffetta mista.












