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Il segretario della Cgil Maurizio Landini, ospite di In Onda, ha spiegato quale strategia si nasconde dietro ai dazi imposti da Donald Trump
Contrordine kompagni, Donald Trump non è pazzo. A dirlo è il segretario della Cgil Maurizio Landini che non è diventato improvvisamente sovranista, ma ieri, intervenendo come ospite alla trasmissione In Onda condotta su La7 da Luca Telese e Marianna Aprile, ha dato un'interpretazione di quel che sta avvenendo a livello geopolitico con la questione dazi.
"Questo qui non è impazzito improvvisamente, dietro c'è una strategia ben precisa", ha detto riferendosi all'attuale presidente degli Stati Uniti. Il segretario della Cgil ha spiegato che gli Usa hanno un debito pubblico molto elevato e hanno la necessità di porre un freno alle delocalizzazioni: "I dazi nascono da lì. Stanno dicendo: 'se vieni a produrre qui io non ti faccio pagare nulla. Anzi, ti do degli incentivi per venire a produrre qui'. C'è, quindi, l'idea - dice Landini - di voler ricostruire un sistema industriale". Attenzione, però, ovviamente, il segretario della Cgil non ha preso le difese di Trump. Ha solo inconsapevolmente messo a nudo una forte contraddizione di una sinistra italiana che per anni si è battuta contro la globalizzazione selvaggia e ha criticato le delocalizzazioni e adesso si lamenta proprio del fatto che il presidente degli Stati Uniti stia attuando una politica che mira a rompere questo sistema economico. Ricordiamo tutti i movimenti No Global che dal G8 di Genova a oggi hanno riempito le piazze contro le multinazionali americane e contro l'Occidente. E ricordiamo anche tutti gli scioperi promossi dai sindacati italiani contro le delocalizzazioni.






