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Molti analisti continuano a credere che Trump improvvisi. Non è così. Il primo, vero metro di valutazione della Casa Bianca sui dazi oggi non è l'impatto sui bilanci, ma la percezione diffusa in quell'America profonda che è spesso invisibile oltreoceano. Figurarsi qua

Trump con i dazi non parla al mondo, ai mercati o ai leader stranieri. Parla all'America profonda. Alla pancia degli Stati Uniti. Alla sua.

Dall'inizio della nuova guerra commerciale, Wall Street è prima crollata, poi ha segnato nuovi record. Il mondo, prima scioccato, si è poi assestato: mercati trasformati in montagne russe, alla fine sempre chiusi con il segno positivo. Anche nell'economia Trump conosce una sola regola: esagerare, minacciare, far saltare il tavolo e poi negoziare per raggiungere un accordo. Lo sta facendo, un Paese dopo l'altro, fino alla Cina: negoziati bilaterali dove sul tavolo non finiscono solo tariffe, ma anche promesse di investimenti e accordi settoriali. Obiettivi americani ingessati per decenni, sbloccati proprio dai tavoli aperti dai dazi. "The art of the deal" è diventato geopolitica.