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Il presidente minaccia tariffe al 250% sui farmaci: "Devono essere prodotti qui". Poi annuncia un incontro con Xi. Indifferenti i mercati che chiudono poco mossi
Come se nulla fosse accaduto. La reazione più sorprendente alle dichiarazioni del presidente Trump sui dazi è stata la sostanziale indifferenza dei mercati. Come se fra una minaccia di inasprimento e un'iperbole utilizzata per indurre le controparti a più miti pretese non vi fosse soluzione di continuità. Eppure le parole del tycoon non sono state per nulla lievi, more solito.
A Washington Trump è tornato a sparare a zero sull'Unione europea, minacciando nuovi dazi se Bruxelles non manterrà gli impegni d'investimento negli Stati Uniti. "L'Ue ci ha assicurato 600 miliardi di dollari per farci quello che vogliamo", ha detto a Cnbc. "Se non rispettano l'accordo, allora scatteranno tariffe al 35% sui loro prodotti". In un crescendo di toni, l'inquilino della Casa Bianca ha poi rivolto il mirino al settore farmaceutico. "Applicheremo inizialmente una tariffa modesta sui prodotti farmaceutici, ma entro un anno, un anno e mezzo al massimo, salirà al 150% e poi al 250%, perché vogliamo che i prodotti farmaceutici siano fabbricati nel nostro Paese", ha aggiunto. E ha annunciato l'arrivo di nuove misure protezionistiche anche sui semiconduttori. "Faremo un annuncio su semiconduttori e chip, che sono una categoria separata, perché vogliamo che siano prodotti negli Stati Uniti", ha proseguito Trump, promettendo un pacchetto di dazi già "entro la prossima settimana".






