Tra gli oltre cinquemila truffati dalla «Global Group Consulting» — che invogliava i suoi clienti a comprare oro e poi depositarlo in una società, in cambio della promessa di interessi del 48 per cento l’anno — c’era un gruppo d’investitori che era meglio non far arrabbiare. E non solo perché in quella catena di Sant’Antonio che alla fine ha fatto sparire una novantina di milioni di euro c’avevano lasciato parecchi soldi («1.200.000 euro»). Ma soprattutto perché tra quelli — «soggetti che si trovano in Sicilia, in Calabria e a Napoli» — c’era «un po’ di gente sporca». «Non era nemmeno il fatto di guadagnare, era il fatto di pulire», spiegherà uno di questi intercettato, perché «se erano buoni, sti soldi li mettevamo in banca come fanno tutte le persone normali...», ma questo «lo può fare chi lavora onestamente».

Fatte calmare le acque — dopo gli arresti a gennaio di cinque presunti truffatori da parte della guardia di finanza, mentre i due al vertice del raggiro sono ancora latitanti — quelle somme, ora, il gruppo le voleva recuperare. E da febbraio s’era attivato per «convincere» i familiari di chi aveva gestito la società ad aprire i rubinetti.