«Caro diario, se tutte le madri allevassero con la giusta educazione i propri figli nel rispetto di sé stesse e degli altri, se tutte le mogli amministrassero l’intimità del matrimonio come fanno per il salario del proprio marito, se tutti i padri si preoccupassero di dare sempre il buon esempio più che portare a casa il pane, il nostro lavoro di prostitute non avrebbe più nessun senso di esistere, perché saremmo tutte disoccupate». Lo scriveva il 17 aprile 1934, nel suo diario, la sventurata ospite di uno dei bordelli disseminati in ogni angolo dell’Italia. E lo si può leggere oggi in un libro piccolo ma prezioso, Cronache di una casa chiusa (Biblioteca dell’Immagine editrice) dove Rossella Menegato ha raccolto, con garbo e rispetto per le donne finite in quei gironi infernali color pastello, foto, storie e documenti che oggi sembrano irreali.