L’Ue tra la resa e il male minore
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Roma, 12 luglio 2025 – Da pochi casi spontanei a una vera e propria mobilitazione. Dopo che lo ‘sciopero’ all’orale della Maturità, con gli ultimi studenti in Toscana e nelle Marche, è uscito dai confini del Veneto (cinque i casi al momento), i sindacati si stanno organizzando per far sentire la loro voce. L’obiettivo – spiegano – è cambiare un esame nel quale molti giovani non si riconoscono più sradicando un sistema di valutazione non in grado di valorizzare le attitudini e le competenze individuali.
“Il fil rouge che lega queste proteste individuali – commenta Paolo Notarnicola, coordinatore nazionale della Rete degli studenti medi – è una forte scontentezza verso il modello su cui è incentrato il percorso scolastico: un modello ipercompetitivo fatto di valutazioni, voti, numeri, che lascia poco spazio al confronto”.
Il ‘trend’ della scena muta come ‘protesta bianca’ è partito lo scorso anno da tre studenti del liceo classico Foscarini di Venezia. “Ero a conoscenza della storia di queste ragazze, le nostre motivazioni erano diverse, ma il loro caso mi ha confermato che fosse possibile fare questa scelta. La mia decisione – spiega Gianmaria Favaretto, lo studente del liceo scientifico Fermi di Padova che quest’anno ha dato il via allo sciopero dell’orale – ha avuto un certo impatto mediatico e penso ci possa essere stato un effetto emulazione. Ma spero che il mio messaggio non sia stato travisato e che per altri non sia stata solo una semplice scappatoia per non fare l’esame”.






