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Ultimo aggiornamento: 19:29
In una delibera datata 10 luglio l’’assemblea della Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Roma La Sapienza si è espressa sul conflitto in Medioriente. L’istituzione “condanna con fermezza il massacro di civili, di operatori sanitari e giornalisti” e si impegna “promuovere un dibattito all’interno della propria comunità, coinvolgendo attivamente i propri docenti, studenti e personale tecnico amministrativo nella definizione di iniziative concrete a supporto della popolazione palestinese”, a partire dalla mozione approvata dal Senato Accademico lo scorso 13 maggio, quando l’organismo aveva dichiarato il proprio “sdegno per l’escalation militare israeliana a Gaza”. Secondo l’assemblea di Facoltà “la sola via per porre fine al conflitto” è “favorire la ricerca di soluzioni pacifiche che mettano al centro la coesistenza dei due popoli, palestinese e israeliano”.
Il documento non si limita a dichiarare una posizione, ma elenca una lista di punti sui quali la facoltà stessa si impegna ad agire, a cominciare dall’elaborazione di “progetti riguardanti tutte le tecnologie che hanno un ruolo attivo nei processi di ricostruzione delle infrastrutture fondamentali distrutte o danneggiate nei territori palestinesi, con particolare attenzione alle zone maggiormente colpite.”. Vi è poi la richiesta di attivare “iniziative di visiting professorship esclusivamente destinate a docenti provenienti dalle università palestinesi […] con particolare attenzione alla questione di genere” al fine di “sostenere lo sviluppo dell’attività scientifica nel territori”, e sempre con attenzione alle questioni di genere la facoltà si propone di “Sviluppare iniziative specificatamente destinate alla popolazione femminile colpita dalla violenza e dalle conseguenze disastrose delle aggressioni militari in atto”, anche nell’ottica di garantire continuità nel diritto allo studio delle ragazze palestinesi. Diritto allo studio che potrebbe passare, secondo il progetto, tra gli altri attraverso l’utilizzo della didattica a distanza e “l’istituzione di corsi di laurea con doppio titolo“, così come già accade con progetti quale lo IUPALS (Università italiane per studenti palestinesi) della CRUI, oltre la creazione di borse di studio ad hoc per permettere agli studenti di continuare la loro formazione in Italia.






