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Il carcere di Mariefred si trova a poco più di un’ora da Stoccolma, a qualche chilometro dal centro dell’omonima cittadina, una località tranquilla affacciata sul lago Mälaren e con un ritmo di vita piuttosto lento. Il carcere è composto da più edifici separati, bassi, disposti lungo vialetti ordinati, con spazi verdi ben curati. Non ci sono torri di guardia né recinzioni visibili dalla strada.

Per chi arriva dall’Italia, l’aspetto può colpire per la sua sobrietà e per l’assenza di sbarre alle finestre, alte mura di cemento, cancelli blindati e altri elementi tipici dell’immaginario oppressivo delle carceri italiane e di altri paesi europei.

Come altri paesi del Nord Europa, la Svezia ha un sistema carcerario molto più centrato sulla riabilitazione e sul rispetto della dignità dei detenuti. Viene spesso citato come esempio virtuoso di approccio meno punitivo dagli esperti di diritto, mentre altre volte le condizioni più confortevoli rispetto alla media vengono sottolineate come un tratto eccessivamente permissivo. Il carcere norvegese in cui è detenuto Anders Breivik, responsabile della strage di Utøya, venne definito «a cinque stelle» dai giornali italiani.

Una vista dall’altro del carcere di Mariefred (Anstalten Mariefred)