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Il carcere maschile di Marassi, a Genova, ha un ingresso speciale per i minori che vanno a trovare i loro padri detenuti. Dà direttamente sulla strada, e non c’è nessun metal detector da attraversare, nessun cane antidroga che annusa, e nessun suono disturbante di sbarre che scorrono: oltre la porta ci sono pennarelli, libri e giochi, e anche alcuni professionisti tra educatori e psicologi che intrattengono i minori mentre i familiari svolgono la lunga trafila di controlli per entrare a fare visita a qualcuno dei detenuti, un momento che spesso aggiunge stress e mestizia a chi sta già vivendo una condizione molto difficile.
Questo spazio, chiamato Spazio Barchetta, fa parte di un progetto sperimentale unico nelle carceri italiane, di cui solitamente si parla per le condizioni degradanti e per la carenza di programmi in favore della socialità dei detenuti. Lo Spazio Barchetta e tutto quello che gli sta intorno puntano al sostegno emotivo e psicologico dei figli che hanno un genitore in carcere, riconoscendo loro una fragilità e delle accortezze che il sistema di per sé non prevede. Lo ha raccontato Repubblica Genova.
Il progetto è curato da un team di undici specialisti, tra educatori, assistenti sociali e psicologi, che accolgono, parlano e giocano con bambini e ragazzi che entrano nella struttura: si contano 130 ingressi di minori ogni mese.






