L’ultima polemica riguarda il marchio Guess che ha realizzato una campagna utilizzando una IA generated model, pubblicata da Vogue America sul numero di agosto
di Arianna Galati
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Una modella e il suo doppio. Una gemella, priva delle differenze macroscopiche che anche il più attento dei DNA non potrebbe ricombinare. Più di un clone, talmente identica da confondere. E il dibattito sulle modelle IA generate dai prompt si allarga ancora, dopo il debutto sulle pagine di quel Vogue America alla ricerca della sua prossima Anna Wintour: un intero servizio fotografico realizzato per Guess con una “AI generated model”, una donna “che non esiste” nella realtà fisica ma è stata interamente programmata, disegnata e vestita tramite intelligenza artificiale. Le critiche? Infinite. Come già era avvenuto per la twin model con cui H&M aveva inaugurato il proprio nuovo corso pubblicitario, di fatto clonando le modelle fisiche delle proprie campagne per le promozioni online. Con una specifica apertamente dichiarata: ciascuna delle 30 modelle selezionate per le campagne pubblicitarie delle collezioni detiene i diritti sulla propria “gemella” virtuale, utilizzata solo per i social e per il marketing online, con esplicita dichiarazione di essere una creazione virtuale. Penultimo tassello di un “fashion’s AI dilemma”, come lo aveva inquadrato Business Of Fashion dopo le prime timide sperimentazioni portate avanti da alcuni brand come Baggu e Collina Strada, che da anni serpeggia tra gli analisti della moda.







