L’e-mail era convincente. Lui ha premuto invio e, dieci anni dopo, i risultati sono questi: da 22 passeggeri a 50 milioni; da 15 dipendenti a cento; da un’azienda agganciata a sessanta; da una città collegata a 300, con tratte brevi (Milano-Torino si fa in un’ora e mezza) o stralunghe (Milano-Palermo, 22 ore). È la storia in numeri di Flixbus in Italia, l’azienda dei bus verdi per viaggi low cost. Nata startup per i pendolari tedeschi, diventata colosso nel mondo — sta per arrivare in Australia —, ha vissuto un decollo che è passato (molto) per il nostro Paese. Qui, infatti, c’è il primo mercato «esterno» in cui i fondatori sono sbarcati. Non è un caso. A indirizzarli è stato proprio un italiano, fresco di studi in Bocconi e altrettanto fresco di dimissioni da una multinazionale date per amore.
Andrea Incondi, il bocconiano che a 29 anni ha portato Flixbus in Italia: «Ho mollato il posto fisso, il primo viaggio con 22 passeggeri. Ora sono 50 milioni»
Originario di Carimate, in provincia di Como, 10 anni fa ha contattato la startup di autobus low cost che operava solo in Germania: «Perché non portare il servizio anche all'estero?». La difficoltà di trovare autisti: «I giovani non sono attratti da questo lavoro, anche se permette di viaggiare»








