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28 LUGLIO 2025
Ultimo aggiornamento: 18:12
L’Europa voleva (e vuole) liberarsi dalla dipendenza dal gas russo, ma si sta chiudendo in una rete ancora più insidiosa. La trappola del Gas naturale liquefatto (Gnl), che la rende sempre meno indipendente, sempre più ricattabile. Lo mostrano le vicende che hanno portato al ‘Big One’, come ha definito il presidente Usa, Donald Trump, l’accordo commerciale con l’Unione europea. Lo mostrano anche l’accordo siglato da Eni e Venture Global, per la fornitura ventennale di Gnl (concessione fatta dall’Italia al presidente Trump ancora prima dell’accordo europeo) e il fatto che il Qatar minacci di interrompere le forniture di Gnl verso l’Ue se Bruxelles non allenterà i vincoli ambientali contenuti nella nuova direttiva che obbliga le grandi aziende a monitorare l’impatto ambientale e sociale delle proprie catene di fornitura. Una eventuale interruzione da parte del Qatar renderebbe, da un lato, ancora più complicato per l’Unione il rispetto del piano di sanzioni contro il gas russo previsto entro il 2028 e, dall’altro, costituirebbe un precedente rischioso. Perché qualsiasi altro Paese si sentirebbe legittimato a fare la stessa cosa. Tutto questo finora non ha portato grandi vantaggi. Non solo sul fronte ambientale, ma anche politico ed economico. E così poco rassicurano le parole che la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen ha pronunciato dalla Scozia: “Sostituiremo il gas e il petrolio russi con acquisti significativi di Gnl e combustibili nucleari statunitensi”. Anche perché il prezzo del gas rimane sensibilmente superiore rispetto alla media storica e non è più tornato ai valori precedenti l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.






