Mentre a Bergamo piove e sembra un finale d’estate anticipato al 26 di luglio, a Riesi fa 36 gradi. Lo ammette anche Arturo Testa, approdato in Sicilia da pochi giorni, che il caldo si fa sentiere. E per il resto ripete quello che ormai è diventato un ritornello da quando l’inchiesta con al centro l’ex governatore della Liguria Giovanni Toti ha travolto lui e il fratello gemello Maurizio: «Onestamente che devo dire? Siamo in attesa che tutto questo finisca il prima possibile, dal momento che abbiamo la coscienza a posto. Noi siamo persone tranquille, sincere, che amano la legalità. Lo sanno tutti». Tutti eccetto i pm della Direzione distrettuale antimafia di Genova, l’aggiunto Federico Manotti e il sostituto Luca Monteverde, che dopo avere strappato a Toti un patteggiamento a 2 anni e 3 mesi per corruzione, chiudono il filone con gli indagati «minori», tra cui i gemelli 65enni di Boltiere, appunto, senza cambiare una virgola al quadro accusatorio. A entrambi è contestato di avere dato manforte a Toti nella campagna elettorale per le Regionali liguri del 2020, portando voti in cambio di favori per la folta comunità riesina del capoluogo.
Caso Toti, chiusa l’indagine sui gemelli Testa: battaglia sulle intercettazioni. Arturo: «Noi puliti»
L’indagine di Genova sui voti in cambio di favori: le diverse strategie dei fratelli di Boltiere








