Prima ha ammesso quanto gli veniva contestato. Dopo ha chiesto la messa alla prova con lavori socialmente utili, da svolgere in una pubblica assistenza. A farlo è il primo, e finora unico, elettore che era stato coinvolto nel filone bis dell'inchiesta per corruzione che a maggio 2024 aveva portato agli arresti domiciliari Giovanni Toti, l'allora presidente della Regione Liguria.

L'indagato, difeso dall'avvocato Vittorio Pagnotta, dovrà presentarsi davanti alla giudice Maria Antonia Di Lazzaro che dovrà "approvare" il piano messo a punto dall'Uepe, l'ufficio esecuzione penale esterna.

Secondo l'accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Federico Manotti e dal sostituto Luca Monteverde, l'elettore «in concorso con Stefano Anzalone (ex consigliere regionale candidato per la lista Cambiamo con Toti presidente, ndr ) in occasione delle consultazioni elettorali della Regione Liguria del 20 e 21 settembre 2020, previo accordo tra loro, Anzalone, per ottenere a proprio vantaggio il voto elettorale dell'indagato e dei suoi parenti ed amici, prometteva, quale utilità, un posto di lavoro all'elettore e quest'ultimo, per dare il proprio voto al candidato al consiglio regionale, accettava la promessa di un posto di lavoro in suo favore». Nell'interrogatorio aveva ammesso gli addebiti.