Ogni volta che un genitore parla di un figlio o una figlia che non c’è più, o che sta combattendo una battaglia che la scienza ritiene ormai persa, c’è dentro di lui una domanda dalla quale non si può scappare: faccio bene a rendere tutto questo pubblico e alimentare così anche i «social del dolore»? Vale per Julio Sergio e il suo Enzo, per Luis Enrique e la sua Xana e, se lo permettete, per me e per Francesco. Una risposta probabilmente non c’è.