«Mi sono ammalata quando avevo 21 anni. Avevo sempre la tosse e i linfonodi gonfi, il medico mi disse di fare una lastra al torace, poi ho fatto una tac e infine ho avuto la diagnosi: linfoma di Hodgkin. Ho fatto la visita all’Umberto I di Roma e tramite loro sono arrivata a Bologna: prima di iniziare la chemio, mi hanno fatto fare la crioconservazione del tessuto ovarico. Quando sei lì non pensi, ti affidi e basta. E menomale che l’ho fatto». Sara Rossetti adesso ha 36 anni e un figlio di sei che si chiama Federico. Tra dieci giorni sposerà il suo compagno di una vita, Alessandro.
Sara cosa ha pensato quando le hanno consigliato di conservare il tessuto ovarico?
«Stavo già insieme al mio compagno e noi due abbiamo sempre voluto figli ma in quel momento pensavamo solo alla malattia, a risolvere la situazione. Dopo che sono guarita non ho più avuto il ciclo mestruale. Sono entrata in menopausa a 21 anni».
È stata dura?
«Le prime chemio le ho sopportate abbastanza bene, ma dalla successiva ho perso tutti i capelli: ero gonfia perché facevo il cortisone. Siccome non rispondevo più alla chemioterapia il protocollo prevedeva l’autotrapianto delle cellule staminali, poi la radioterapia. Il periodo in cui sono stata ricoverata ero attaccata h24 alla morfina. Mi ricordo che il mio compagno mi veniva a trovare ma non saliva in reparto per paura di contagiarmi, io mi affacciavo alla finestra e lo salutavo con la mano, ci parlavo soltanto al telefono. Aver congelato il tessuto ovarico è stata proprio la mia salvezza. Questa è una possibilità ancora poco conosciuta: un’altra mia amica ha avuto un linfoma come il mio, e non le è stato proposto. A marzo sono tornata al Sant’Orsola e ho rivisto la mia dottoressa, la professoressa Raffaella Fabbri, anche se adesso è in pensione ma è tornata a salutarmi. Per me lei è stata come una seconda mamma. Ogni volta che salgo le faccio vedere il suo bambino di laboratorio, perché lo chiamo così».







