Confesso che mi sono stupito, in un primo momento, leggendo che il 12 giugno scorso, a Londra, nel negoziato tra Usa e Cina teso ad evitare una vera e propria guerra commerciale, tra i punti importanti posti da parte cinese vi è stato quello dell’ammissione degli studenti cinesi nelle università americane. Peraltro, i negoziatori cinesi hanno ottenuto soddisfazione. Il mio stupore è però svanito non appena ho riflettuto su quali siano state le basi della stupefacente crescita economica cinese negli ultimi tre decenni. È una storia che val la pena di richiamare in sintesi, per capire come questa crescita sia stata sostanzialmente frutto di una visione strategica al cui centro c’è l’idea che è sempre il capitale umano alla base dello sviluppo economico.
A metà degli anni Novanta dello scorso secolo, sotto la presidenza di Jang Zemin, fu varato il cosiddetto “Progetto 211”. Il contenuto del progetto, il cui nome completo era Piano d’azione per la rivitalizzazione dell’istruzione nel XXI secolo, era quello di sviluppare circa 100 università di livello avanzato, cioè un nucleo d’élite di università capaci di sostenere la modernizzazione economica della Cina, ridurre il divario tra università cinesi e quelle occidentali, in particolare americane, e rafforzare le discipline chiave necessarie per lo sviluppo economico e sociale della Cina nel XXI secolo.











