Da anni si rincorrono le citazioni – a scadenze regolari – della celeberrima intervista centrata sulla cosiddetta “questione morale” concessa nell’estate del 1981 da Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari. A volte la nemesi storica prende corpo e poi si compie con perfezione spettacolare: è il caso di questo 2025, in cui l’argomento etico così a lungo scagliato contro gli altri si è ritorto come un boomerang contro il Pd.
E allora eccoli i compagni, tra smarrimento e autoconsolazione, dediti a deplorare il non essere stati collettivamente all’altezza di quel monito berlingueriano, e di non averlo saputo utilizzare né (ex ante) per evitare la deriva degli scandali né (ex post) per reagire con la schiena dritta, senza farsi umiliare dai grillini. La scena di questi giorni è effettivamente surreale: Giuseppe Conte che “chiede le carte” e si riserva di dire sovranamente il suo sì o il suo no alla candidatura di Matteo Ricci. Parliamoci chiaro: per chiunque disponga di un minimo di realismo politico, l’argomento etico sarà solo un grande paravento (per non dire: una grande illusione ottica), visto che alla fine il semaforo verde grillino nelle Marche dipenderà dal simmetrico semaforo verde piddino in Campania sulla candidatura di Roberto Fico. Le due candidature staranno o cadranno insieme: simul stabunt aut simul cadent.







