Siccome chiamarli ruderi suonerebbe ben poco burocratico, gli immobili inutilizzabili sono identificati con una F2 e con una denominazione latineggiante, visto che si chiamano unità collabenti. Ma la sostanza non cambia. Di solito sono senza il tetto ma inseriti in un paesaggio urbanizzato e non fanno certo lo stesso effetto che ha sulla campagna senese l’Abbazia di San Galgano. Il numero degli edifici collabenti cresce costantemente nel tempo. Le ultime statistiche catastali, che fotografano i dati a tutto il 2024, dicono che si tratta di 629.022 unità nel Paese, con un incremento dell’1,5% sull’anno precedente. Confedilizia, spulciando gli archivi catastali, rileva che il loro numero è aumentato del 126% dal 2011, dando una chiave di lettura molto chiara del fenomeno.