C’è un filo conduttore tra la lettera dei 300 architetti e intellettuali — tra cui Vittorio Gregotti e Giulia Maria Crespi — che nove anni fa si opponevano al progetto di riqualificazione degli scali ferroviari e la lettera di un centinaio di professionisti oggi, all’indomani delle inchieste che, quegli scali dismessi, li hanno messi nel mirino. Sia a livello di procedura (le «varianti occulte» portate avanti da diversi strumenti, tra cui gli Accordi di programma) sia a livello di finalità («favorire e agevolare l’interesse dei privati»).