Nicolas Bellavance-Lecompte è l’anima di una fiera itinerante. Arte e design a caccia di nuove narrative

di Alessia Pincini

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Architetto, curatore, gallerista, imprenditore culturale italo-canadese, Nicolas Bellavance-Lecompte non si è mai accontentato di una sola definizione. Intuito e sensibilità, una volontà di ferro dietro lo sguardo accogliente, nelle sue 45 primavere da globetrotter ha plasmato format, attivato sinergie, intrecciato talento e latitudini per promuovere la creatività. Stratificando le esperienze, innovando sempre: come ha fatto con Nomad, fiera itinerante co-fondata nel 2017 – e di cui oggi è direttore – che è riuscito a espandere a livello globale con prossime edizioni in Medio Oriente e Usa. Del resto la curiosità è una caratteristica innata in lui, in parte per l’origine québécoise ("Appartenere a una minoranza linguistica apre la mente al mondo", dice) un po’ per la lezione dei genitori, un avvocato/giudice e un’insegnante di arti visive, liberi e aperti, fanatici dei viaggi. "Da bambino avevo mille cose in testa: a casa organizzavo presentazioni, spettacoli teatrali, film, pop-up shop in cui vendevo cose che collezionavo", ricorda. "A 4 anni mi hanno portato in Grecia e in Italia. Da adolescente potevo partire quando volevo". E in effetti Bellavance-Lecompte non si è mai fermato. Da Montréal, dove si iscrive alla facoltà di Architettura, si trasferisce a Venezia e allo Iuav frequenta il corso di Arti Visive seguendo workshop tenuti da Ólafur Elíasson, Joseph Kosuth, Guido Guidi. A Berlino, completa un master in “creazione interdisciplinare” e nel frattempo realizza scenografie per lo scultore e fotografo Thomas Demand. A Milano arriva nel 2008, sente l’esigenza di realizzare un progetto di design tutto suo e con il collettivo Samare si dedica alla rivisitazione delle forme di artigianato tradizionale canadese. Così si appassiona al collectible design e fonda Carwan, a Beirut, prima galleria del Medio Oriente dedicata al disegno contemporaneo. E qui si arriva a Nomad.