Ha cominciato come addetto di sala, è diventato il “direttore dei direttori” della rete Art Basel. Dalla Francia (ora) al Qatar, Vincenzo De Bellis spiega come sta cambiando il mercato globale. E perché Parigi è una festa mobile

di Marta Galli

Dieci anni fa o giù di lì, Vincenzo de Bellis era il più giovane direttore di MiArt, fiera milanese dedicata all’arte contemporanea, nonché colui che l’ha rilanciata mentre Milano internazionalizzava il suo appeal. Marc Spiegler, l’allora peso massimo della regina delle fiere, Art Basel, venne a vedere e disse: «Un giorno lavoreremo insieme».

Concluso il mandato, il giovane curatore fece i bagagli per l’America più verace – destinazione Minneapolis – dove ha sede uno dei maggiori musei degli Stati Uniti, il Walker Art Center, per assumere il ruolo di curatore e direttore associato.

E Spiegler ha mantenuto la promessa. Nel 2022, prima di lasciare, ha creato il ruolo di direttore delle fiere e delle piattaforme espositive: va da sé, l’uomo scelto per questa posizione era de Bellis. In molti ora lo chiamano il “direttore dei direttori” (il suo titolo attuale è chief artistic officer and global director of Art Basel fairs); del resto è a lui che fanno capo i vertici dei vari eventi marchiati Art Basel – ormai estesi da un capo all’altro del pianeta – e lui riferisce al ceo, Noah Horowitz.