Caricamento player

Fame e penuria di cibo sono legate alle guerre nella grande maggioranza dei casi: secondo l’Onu, il 70 per cento delle persone in situazione di grave insicurezza alimentare vive in paesi fragili o in guerra. Le guerre sconvolgono l’economia dei paesi in cui vengono combattute, provocano spostamenti di massa della popolazione e impediscono ad agricoltori e contadini di lavorare. Siamo quindi abituati a pensare che la fame sia soprattutto una conseguenza, un prodotto della violenza.

Proprio durante le guerre però la fame viene spesso usata anche come un’arma dagli stessi governi, che la utilizzano per colpire tutta o una parte di popolazione del paese considerato nemico. È una tattica che per lo più noi associamo alle guerre dell’antichità, per esempio agli assedi delle città medievali: è però rimasta molto comune, durante il Novecento e anche in molte guerre contemporanee.

Negli ultimi dieci anni la fame è stata usata come un’arma contro la popolazione civile in diversi conflitti. Per esempio, durante la guerra in Ucraina e l’assedio russo della città di Mariupol, nel 2022, la Russia era stata accusata di avere deliberatamente affamato la popolazione civile ucraina. Durante la guerra civile siriana, il regime di Bashar al Assad ricorse all’affamamento per conquistare città e aree che erano sotto il controllo dei suoi rivali: secondo le Nazioni Unite, lo fece in modo «sistematico».