Il Tribunale di Roma deciderà il primo contenzioso climatico promosso in Italia nei confronti di una società privata.

Si tratta dell’azione promossa da Greenpeace, ReCommon e dodici attivisti nei confronti di Eni e dei suoi principali azionisti, Mef e Cdp, con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento della responsabilità di Eni per i danni, attuali e futuri, che gli stessi lamentano come derivanti dal climate change, e la modifica del suo piano industriale al fine di assicurare la riduzione delle emissioni.

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite (Ordinanza n. 20381/2025 del 21 luglio 2025) ha infatti riconosciuto la giurisdizione del giudice ordinario italiano – in particolare, del Tribunale di Roma – a decidere la causa civile avviata, nel maggio 2023, dalle due Ong e dagli attivisti. La causa, per la quale peraltro era già stata fissata l’udienza per la decisione nel settembre 2024 innanzi al medesimo Tribunale oggi confermato competente, è rimasta sospesa per oltre un anno per effetto del regolamento preventivo di giurisdizione presentato dagli stessi attori.

La decisione della Corte di Cassazione si inserisce, senza in ciò dunque risultare particolarmente innovativa, nel solco dell’orientamento già espresso da altri Tribunali europei che si sono ritenuti competenti a decidere casi di climate change litigation nei confronti di aziende private, come in Olanda (caso Shell), Germania (Caso Rwe) e Francia (caso TotalEnergies).