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L’ex canonica dove visse l’autore della "Chimera" diventa una casa-museo. Siamo andati a scoprirla...

Biandrate, bassa pianura piemontese, terra d’acque tra il Sesia e il Ticino, una decina di chilometri a ovest di Novara, tra il Monte Rosa – che ora è coperto di nuvole sporche, ma certe mattine appena sveglio ti esplode davanti agli occhi - e il nulla, quel Nulla dove, come capita spesso alla letteratura, all’improvviso compare una chimera. Si chiamano storie.

La storia della antica canonica della Marangana, in mezzo alle risaie e agli aironi, in una pianura piatta come un foglio di carta, è a sua volta un romanzo. Sebastiano Vassalli, che prima viveva in altro presbiterio non lontano da qui, a Pisnengo, la comprò con i soldi che prese da Einaudi per il suo libro della vita, il romanzo La chimera , uscito nel 1990 e che vinse lo stesso anno il Premio Strega. Era la casa parrocchiale, accanto alla chiesa di una grande cascina, chiamata Marangana: un edificio storico dei primi del ’500, solitario e silenzioso, circondato da un grande giardino che lo scrittore stesso divise con un vialetto centrale, il «Viale del tramonto» lo chiamava, perché vedeva in faccia il sole calare. Di qua il frutteto: mele, susine, fichi, ciliegie... Di là il boschetto: querce, aceri, il grande platano con le farfalle di ferro dell’amico scultore Giovanni Tamburelli... Gli alberi li piantò tutti lui. Un hortus letterario che amplifica il silenzio e la solitudine del luogo.