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Ultimo aggiornamento: 8:01

Rita Atria è la settima vittima di Via D’Amelio: la sua memoria illumina il niente che questo governo e la Commissione parlamentare antimafia stanno facendo per i testimoni di giustizia e per i minori che crescono dentro famiglie mafiose. Nonostante il fiume di retorica che si spreca ad ogni piè sospinto e le proposte concrete avanzate dalle opposizioni e dalle parti sociali.

A Rita Atria, nata e cresciuta a Partanna, la mafia ammazzò prima il padre, don Vito, mafioso divenuto ostacolo per i nuovi assetti ed i nuovi business di Cosa Nostra, poi il fratello Nicola, mafioso come il padre, diventato un pericolo perché assetato di vendetta. Rita sarebbe potuta sprofondare nella spirale di sangue pretesa dalla cultura della quale era imbevuta ed invece se ne salvò soprattutto grazie alla forza divergente della giovane cognata, Piera Aiello, che per prima dopo l’assassinio del marito Nicola, indicò la strada della denuncia. Piera e Rita fecero la rivoluzione a Partanna, preferendo la giustizia dello Stato alla fogna senza fine della faida mafiosa e la rivoluzione prese il volto rassicurante ed allora ancora scherzoso di Paolo Borsellino, che da procuratore di Marsala, si prese a cuore queste due siciliane ribelli e si occupò personalmente non soltanto di raccogliere le informazioni che avevano da dare, ma anche della protezione che andava loro garantita.