Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Il manager abruzzese ha salvato Fiat dal disastro e ha decuplicato il valore di Borsa del Lingotto

Era il primo giugno 2004, pochi giorni dopo l’addio a Umberto Agnelli, quando Sergio Marchionne, fresco consigliere indipendente nel board della Fiat, ricevuto l’incarico di amministratore delegato dopo l’uscita di scena di Giuseppe Morchio, si presentava per la prima volta ai giornalisti. Al suo fianco, il presidente di allora, Luca di Montezemolo e John Elkann, appena 28enne, vicepresidente, al quale il nonno, Gianni Agnelli, scomparso l’anno prima, aveva lasciato l’incarico di futura guida dell’impero di famiglia. Marchionne, del quale ieri ricorreva il settimo anno dalla morte, nonostante il ruolo di vertice ricoperto nella Sgs, colosso svizzero per il controllo della gestione, era per lo più sconosciuto ai media italiani, tanto che al termine della conferenza stampa, un giornalista torinese lo chiamò Marchionni, scambiandolo per il manager alla guida di Fondiaria Sai.