TORINO - Una vita spesa fino in fondo. A ricostruire e tentare di rimettere insieme, giorno dopo giorno, i pezzi di una biografia che lo ha portato dall’Abruzzo al Canada, dall’Istria al Michigan. Sergio Marchionne è l’imprenditore globale per antonomasia, l’uomo che ha scommesso sull’integrazione delle culture industriali delle due sponde dell’Atlantico, l’uomo che ha salvato la Fiat portandola nel mondo.

Il figlio del maresciallo dei carabinieri Concezio Marchionne è nato a Chieti il 17 giugno di 66 anni fa. Il padre era tornato in Abruzzo dopo la guerra. Comunisti titini e nazisti avevano ucciso il nonno e lo zio in Istria, la regione di origine della madre, Maria Zuccon. Una famiglia in fuga dagli scontri ideologici ed etnici dell’Europa. Non deve stupire se nel 1966 Concezio e Maria si trasferirono a Toronto, in Canada, dove già era emigrata Anna, la sorella di Maria. Marchionne arriva in America a 14 anni, un giovane ragazzo italiano che deve imparare la lingua, studiare, laurearsi in filosofia e cominciare l’attività di avvocato. Sale le scale della carriera del manager. E quando nel 2002 diventa amministratore delegato di Sgs, il colosso del controllo di gestione con la sede a Ginevra, tutto sembra indicare che il promettente italo-americano farà carriera ai piani alti delle finanziarie mondiali.