Anche il secondo trimestre si chiude per Volkswagen con numeri non incoraggianti: l'utile netto cala da 3,59 miliardi dello stesso periodo del 2024 a 2,29 miliardi di euro, con una flessione di oltre il 36%.
Complessivamente nel primo semestre 2025 l'azienda passa da 7,28 miliardi a 4,47, con una perdita del 38,5%.
Il direttore finanziario Arno Antlitz parla di un quadro a due facce: da un lato il "grande successo dei prodotti e i progressi compiuti nella riorganizzazione della nostra azienda" , dall'altro una chiara flessione degli utili, che impone di "accelerare i processi di riorganizzazione".
Per Oliver Blume, Ceo di Volkswagen, i risultati dell'azienda sono "rispettabili", tuttavia, non si possono negare le difficoltà.
Parlando alla presentazione dei risultati del secondo trimestre 2025 e della prima metà dell'anno, Blume ha innanzitutto fatto riferimento ai dazi, che hanno già pesato per 1,3 miliardi nei primi sei mesi dell'anno. "Non si può pensare", ha detto Blume, "che la situazione sia temporanea". Ha aggiunto di confidare in un accordo tra la Commissione europea e l'amministrazione statunitense ma ha anche ricordato l'investimento per il mercato americano, ad esempio con un nuovo stabilimento nella Carolina del Sud. Blume ha poi confermato la strategia 'in Cina per la Cina': la cosiddetta offensiva con nuovi modelli avrà inizio nell'ultimo trimestre 2025, Volkswagen punta a recuperare il mercato cinese con trenta nuova modelli entro il 2027 e cinquanta entro il 2030. Positivi e incoraggianti sono i dati del mercato continentale: "in Europa abbiamo anche ampliato la nostra posizione di leader nel settore dell'elettromobilità, con una quota di mercato del 28%" ha sottolineato Blume. Che ha infine lodato l'accordo con i sindacati che permetterà di ridurre l'occupazione entro il 2030 (il taglio ammonterà complessivamente a 35.000 posti di lavoro) e quindi i costi di produzione.
















