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25 LUGLIO 2025
Ultimo aggiornamento: 15:01
“Se dovessi diventare primo ministro, probabilmente accadrà quando il Partito Liberal Democratico si troverà in profonda difficoltà” aveva previsto Ishiba Shigeru, in un suo libro pubblicato lo scorso anno, aggiungendo: “Non succederà, a meno di non ricevere il mandato direttamente dalle divinità del Giappone”. Invece è successo, i Kami l’hanno accontentato per un po’, ma dopo la sconfitta subita dalla coalizione di governo (LDP e Komeito) alle elezioni della Camera Alta di domenica scorsa, sia il sostegno divino, sia quello terreno è per lui decisamente giunto al termine, così come per il Partito Liberal Democratico che si trova ormai in minoranza in entrambe le Camere.
A inizio settimana le sue dimissioni sembravano ovvie, oggi non lo sono più grazie all’accordo raggiunto con gli Stati Uniti martedì a Washington sui dazi, abbassati al 15% – invece del minacciato 25% – in vigore dal primo agosto. Tra chi vorrebbe che il primo ministro facesse comunque un passo indietro ci sono i partiti d’opposizione, ma anche qualche voce all’interno dello stesso LDP – il ministro dell’Agricoltura, Koizumi Shinjiro, per esempio.









