Due uomini oggi di tipologia all’indice, l’uno figlio della realtà, narratore di se stesso e delle sue imprese, l’altro esaltato da un’alta fantasia letteraria, entrambi protagonisti di “femminicidio creativo”. Così due mostri (nel senso latino del termine, “monstrum” , qui entrambi meraviglia della seduzione) vengono fatti rivivere da Valeria Arnaldi nel saggio Casanova & Dongiovanni, il mito del maschio seduttore (Edizioni Ultra, pag.190, euro15), filo conduttore l’insostenibile peso della vanità nella vita degli uomini.
«Più facile disfarsi dei vizi che delle vanità», fa dire l’autrice a Giacomo Casanova. E i due peccatori per eccellenza si contendono lo spazio, a capitoli alterni, al fine di sedurre il lettore con il piacere di sfogliare pagine, non solo quello di conquistare le donne. Apre l’argomento Tirso da Molina, che nel 1630 scrisse l’opera teatrale L’ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra, raccontando di tale Don Giovanni, seduttore universalmente conosciuto e promesso sposo di donna Anna, il quale sa di essere amorale e perfido, e ogni giorno mette in atto la sua filosofia: «È per dare ad ognuna le attenzioni che merita che non si rifiuta nessuna».
Perché «estrema è la dolcezza che si prova nell’asservire, con infinite attestazioni, il cuore di una bella giovane, nell’osservare giorno dopo giorno i progressi ottenuti... nel vincere poco a poco le piccole resistenze che essa ci oppone, nel superarle e condurla dolcemente là dove vogliamo che giunga». Don Giovanni è “malato di seduzione”, ma non solo, è già posseduto dall’inferno, e in questa veste veleggia dritto verso Lucifero, passando però per il libretto di Da Ponte, che lo affida a Mozart, regalandoci un’aria immortale, intonata dal servo Leporello: «Madamina, il catalogo è questo/ Delle belle che amò il padron mio... In Italia seicentoquaranta, in Alemagna duecento e trentuna; cento in Francia, in Turchia novantuna; ma in Ispagna son già mille e tre. V’han fra queste contadine, cameriere, cittadine. V’han contesse, baronesse, marchesane, principesse. E v’han donne d’ogni grado, d’ogni forma, d’ogni età». Un fauna femminile costituita da farfalle impazzite che in anni recenti amavano suicidarsi, in senso figurato, tra le braccia dei dongiovanni diventati playboy, alcuni marchio doc come Gianni Agnelli, Gunther Sachs, e altri anche più teneri, quasi casalinghi, come Gigi Rizzi, tutto bandana e Brigitte Bardot. Ma forse non fu vera gloria, per loro le citazioni d’au tore erano esaurite, quelle riservate a Don Giovanni da “firme” come Byron, Baudelaire, Puskin, Kierkegaard, Gauthier.






