C’è questo rapporto destinato a sconvolgere gli equilibri sociopolitici financo finanziari: rivelazioni sugli Ufo e l’Area 51? No. La prova che il Covid l’ha diffuso scientemente la Cina? Macché! Finalmente è stato decifrato il concetto schleiniano dell’«intersezionalità» applicata al progressismo e decriptato il significato, anch’esso ellyano, di «un Partito democratico che va verso un futuro che grazie anche alle nuove norme europee sempre più investa e costruisca dei cicli positivi, diciamo della circolarità uscendo dal modello lineare»? Di più.

Legambiente ha diffuso i risultati dell’indagine “Cooling poverty” – si legge cùlin, “povertà da raffreddamento” – secondo cui nei quartieri popolari fa un caldo tremendo mentre in quelli più benestanti si sopravvive anche senza infilarsi i ghiaccioli nelle mutande, indipendentemente dal gusto. Dubitate di tale scoperta? Fate bene, ma ve la sottoponiamo comunque e con dovizia di particolari.

«Il caldo», informa il rapporto, «non colpisce tutti allo stesso modo. Nei quartieri popolari di Milano, dove mancano alberi e soluzioni di raffrescamento, le temperature salgono fino a livelli estremi». Vengono citati i quartieri di Corvetto e Argonne: il primo più umile e colmo di maranza (i teppistelli di seconda-terza de-generazione che inciampano nel cavallo dei pantaloni), il secondo vicino alla moderna Città Studi e decisamente più maranza free.