“Le barriere sono invisibili alla maggior parte delle persone. Eppure sono enormi, tanto che è difficile credere che dipendano solo dalle parole che usiamo, dal colore scelto per una brochure o da un’immagine. Ma, se la nostra comunicazione risulta poco comprensibile al pubblico cui è rivolta, le persone faranno molta fatica ad accedere alle cure: a partecipare agli screening, a seguire le terapie, a fare i controlli necessari. E le conseguenze sulla salute dei pazienti, queste sì, le vediamo tutti”. Chiara Cassani, ginecologa oncologa al Policlinico San Matteo e ricercatrice dell’Università di Pavia parla - dati alla mano - di disuguaglianze e iniquità: quelle legate al genere, all’identità di genere, all’età, alla lingua, alla religione, alla situazione sociale, economica e culturale. In una parola, alle minoranze.
Sono tutte iniquità che - dice - si moltiplicano, fino a diventare un problema di Sanità pubblica non così marginale come si potrebbe pensare. Ecco perché, insieme con un gruppo di ricercatori di diverse realtà lombarde, Cassani è alla ricerca di soluzioni per aumentare l’inclusione.
Oncologia, 10 raccomandazioni per tenere conto dell'identità di genere
19 Ottobre 2023
È partito da pochi giorni, infatti, il progetto ICaRe, che ha l’obiettivo di combattere le disuguaglianze in oncologia e che la vede coinvolta come principal investigator: un programma di ricerca che sarà finanziato con 200 mila euro grazie alla call “Inequalities Research” di Fondazione Cariplo, che coinvolge (tra gli altri) l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, l’Irccs Maugeri Pavia, la Fondazione Cnao e anche il Dipartimento di Linguistica dell’ateneo pavese. Già, perché il focus sulla comunicazione è la peculiarità di questo progetto: l’obiettivo finale è promuovere un cambiamento culturale e strutturale nel modo in cui le informazioni sanitarie vengono trasmesse e recepite dai pazienti. Come?






